Itinerari Altopiano

Itinerari Altopiano

L’intera zona dell’Altopiano dei 7 Comuni è stata interessata, in varie epoche preistoriche, da un passaggio fiorente di popolazioni nomadi e sedentarie che hanno lasciato numerose testimonianze. Ciò che segnalo di seguito sono delle splendide e brevi passeggiate o percorsi poco impegnativi che si possono effettuare tranquillamente durante una gita o una vacanza sull’Altopiano, immersi tra l’incontaminata natura, la grande storia e la preziosa archeologia che ancora permane.

Altar Knotto, Altaburg e Alta Kugela – Loc. Rotzo
A Rotzo, il più occidentale e antico tra i Comuni dell’Altopiano, si trovano delle conformazioni in pietra dall’insolita morfologia, il Khnotto, detto anche “El scagno del diavolo” è un enorme masso di roccia dalla bizzarra forma, esso evoca magiche sensazioni rimandano la mente ai tempi remoti, forse preistorici. Nei dintorni si possono visitare altri due bizzarri luoghi: l’Altaburg e l’Alta Kugela. La particolarità della parete rocciosa, ha permesso in passato, che entrambi i luoghi fungessero da copertura e difesa per i soldati impegnati durante la grande guerra. Probabilmente le località, in epoca remota ma non precisa, furono interessate dagli uomini preistorici per vari utilizzi. In questa zona dell’Altopiano sono stati rinvenuti, di recente, diversi reperti risalenti alla preistoria, molti studiosi stanno cercando di dare delle risposte precise a questo luoghi che assieme ai Graffiti della Val d’Assa, al Sito archeologico del Bostel e allo Spitzgonoto, rappresentano un patrimonio storico enorme.
Come raggiungere il luogo
Poco prima della piazza di Rotzo, sulla destra provenendo da Asiago, una strada sale verso il Campolongo ed il Monte Verena. La si sale fino al terzo tornante, noto come curva del ‘Telale’ e parcheggiato si prende il sentiero che si addentra nel bosco in direzione ovest che, con facile salita, in meno di una ora porta (sentiero n. 802) nel grande baratro sulla Val d’Astico dove si trova, appollaiato in equilibrio, quasi impossibile, la nostra struttura rocciosa.

Archeopercorso di Bostel – Loc. Castelletto di Rotzo
Situato sopra un’assolata altura rotondeggiante, in posizione assai strategica sulla sottostante Val d’Assa, si trova il sito archeologico di Bostel, in Cimbro “Bustel o Pustel” che sta ad indicare un luogo fortificato o le rovine di un castello. Qui, come in altri punti dell’altopiano, sono state rinvenute tracce di strutture murarie e di forni, testimonianza quindi di una fiorente lavorazione di fusione del ferro, del rame e del bronzo. La principale attrattiva dell’itinerario consiste nella visita alla ricostruzione didattica di una capanna così com’era presumibilmente all’età del ferro – III sec. a.C. – La base è costituita da tronchi in legno, mentre il tetto è interamente in paglia. All’interno sono sistemati alcuni suppellettili e attrezzi dell’epoca.
Come raggiungere il luogo
Il sito si trova in località Castelletto, si parcheggia l’auto in Piazza e subito si notano i numerosi cartelli espositivi che indicano il luogo. Si tratta di una piacevole passeggiata della durata di circa due ore con percorso ad anello che si snoda tra campi coltivati e terrazzamenti, non presenta particolari difficoltà. In alcuni giorni, previo appuntamento, è possibile prenotare la visita con una guida specializzata che vi condurrà all’interno della capanna e degli scavi aperti. Per informazioni APT di Asiago e Comune di Rotzo.

Le Cascate del Pach – Loc. Rotzo
Itinerario sicuramente suggestivo per la particolarità dell’ambiente boschivo, il percorso che vi condurrà all’interno del bosco, passerà attraverso anguste scalette in pietra assai caratteristiche. Le piccole ma incantevoli cascate meritano una visita, soprattutto per la rarità dei fenomeni nella zona.
Come raggiungere il luogo
Dal centro del Paese, notate il cartello che indica la direzione da prendere per le cascate. La strada scende fino al Campo sportivo, si svolta a sinistra e poi a destra fino a incontrare un secondo cartello esplicativo molto più dettagliato sul “Sentiero delle Cenge”, un tratto del percorso vi porterà a raggiungere le cascate. Il sentiero è breve, tra andata e ritorno impiegherete circa un ora e mezza, ma è piuttosto ripido, necessità quindi di un minimo allenamento e scarpe adeguate.

Caverna dello Sciason – Loc. Campolongo di Rotzo
Mai come in questo caso la natura elargisce uno spettacolo mozzafiato, pochi minuti di cammino vi porteranno a scoprire questa meraviglia: un’enorme grotta che sprofonda a 96 metri in un pozzo a dir poco incredibile. Le pareti sottostanti sono sedimentate dal ghiaccio, sul tetto invece si apre un foro che permette la fuoriuscita dell’aria in modo particolarissimo. In questo magico e al tempo stesso terribile luogo si intrecciano leggende, misteri e disavventure. La caverna, dalla singolare forma di imbuto rovesciato, è sicuramente la più spettacolare tra le simili che si trovano su questi monti. E’ consentita la visita affacciandosi sulla profondità del buio attraverso i parapetti che permettono una sicura protezione.
Come raggiungere il luogo
La partenza è situata presso il Centro fondo Rotzo-Campolongo, qui trovate un ampio parcheggio e un punto di ristoro. Oltre la strada si sale il prato a sud del parcheggio, si intravede un corridoio erboso sulla destra, immerso nel verde degli alberi. Al termine della leggera salita, sulla sinistra, parte il sentiero segnalato che in breve vi porterà a raggiungere la Caverna, l’intero percorso presenta particolari anomalie del terreno che nascondono altri buchi simili, ma di dimensioni assai più ridotte. La parte superiore della grotta è difficilmente raggiungibile a causa della malformazione del terreno che rende il percorso sconsigliabile. Il Centro fondo Rotzo-Campolongo si raggiunge dalla località Mezzaselva (in direzione di Roana), lungo la strada, verso nord si seguono le indicazioni per le sciovie del Verena e per il Campolongo. Dopo qualche chilometro si incontra un bivio, prendete la strada di sinistra che dopo qualche centinaio di metri vi porterà al parcheggio.

La Voragine del Tanzerloch – Loc. Camporovere di Roana
La parola Tanzerloch, di origine cimbra, significa “buco delle danze”, ossia il luogo nel quale , secondo la leggenda, in alcune notti si riunivano le streghe a danzare. Poco più sopra Camporovere dove le rupi divagano bruscamente preannunciando i spaventosi burroni della Val d’Assa, quasi inaspettata e imprevista, si apre la voragine del Tanzerloch, ampia 40 metri e profonda 80 è considerata, il fondo è nettamente più ampio rispetto all’apertura in superficie, supera i 100 metri. Assieme alla Caverna dello Sciason, uno dei più caratteristici loch dell’Altopiano.
Come raggiungere il luogo
Dalla località di Camporovere, proseguire lungo la strada per il Monte Vezzena, sulla sinistra si nota un cartello che indica un tratto di strada che scende fino ad un campo erborso, una volta attraversatolo si raggiunge il margine del bosco dove è situato un altro cartello indicatore per la voragine. Qui un ripido e scosceso sentiero si addentra nel bosco, è necessario prestare molta attenzione poiché i segnali non sono molto chiari, ci si impiega circa 30 minuti di buon cammino. Il ritorno avviene per la medesima via. Un’alternativa possibile per raggiungere il Tanzerloch è proseguire lungo il sentiero dei Graffiti, sul fondo della Val d’Assa, passando sotto l’arcata del ponte di Roana.

La Grotta di Ernesto – Loc. Frizzon di Enego
Merita sicuramente una visita questa grotta che costituisce un vero e proprio gioiello dell’Altopiano di Asiago. Ciò che la rende assolutamente unica e incredibile sono i reperti rinvenuti durante l’esplorazione. Utensili, ossa di animale, tizzoni per l’accensione del fuoco, attrezzi per la caccia, la macellazione e la conservazione degli animali, tutte testimonianze di un epoca lontana, impalpabile e per certi aspetti indefinibile, quella della preistoria che risale a 10.000 anni fa. Il nome della grotta, Ernesto, è in onore del ragazzo che la scoprì nel 1983 a seguito dei lavori di ampliamento della strada. La cavità, di origine carsica, si trova a 1130 s.l.m. , ai margini orientali della Piana di Marchesina, al suo interno sono visibili numerosi reperti e una seconda grotta più piccola. Tutta la zona, ricca di ritrovamenti archeologici di varie epoche, dal paleolitico superiore al mesolitico, è sotto la stretta tutela archeologica della Provincia autonoma di Trento. Anche se sotto le autorità del Comune di Grigno (TN), la cavità è raggiungibile solo da Enego, da cui dista solo qualche chilometro. La grotta è attrezzata e illuminata, ma per ragioni di sicurezza è accessibile solo attraverso una visita guidata.
Come raggiungere il luogo
Una volta giunti ad Enego, potete seguire i cartelli indicatori che sono esposti fin dal centro. Arrivati in località Frizzon, è consigliabile parcheggiare l’auto alla Chiesa e tramite una piacevole passeggiata su un sentiero prima asfaltato e poi sterrato, si continua per circa un’ora in direzione nord e si seguono le indicazioni fino a raggiungere la grotta.

Villaggio Preistorico del Monte Corgnon – Lusiana
Il Monte Corgnon ha fornito molte testimonianze di un’intensa e costante vita fin dal periodo risalente al neolitico, molti reperti sono stati rinvenuti, alcuni sono oggi conservati al Museo diffuso di Lusiana. Vista l’importanza del luogo, data dalla presenza di antichi insediamenti, è stato riprodotto un Villaggio preistorico nel quale è possibile rivivere i momenti di vita quotidiana dell’uomo preistorico. All’interno del sito sono visibili forni per la cottura di argille e fusione dei materiali, la capanna del ceramista dotata di torni, gli spazi adibiti alla lavorazione delle pelli, la capanna del tessitore e la tettoia per la fusione del bronzo. La particolarità del luogo sta nella possibilità, da parte del visitatore, di sperimentare le varie attività, permettendo così di confrontare le nostre menti e avvicinare i nostri corpi con quelli dell’uomo preistorico. L’ingresso è a pagamento.
Come raggiungere il luogo
Dal centro di Lusiana, seguendo per qualche centinaio di metri la statale per Conco, si dirama, sulla sinistra, una stradina segnalata attraverso un cartello espositivo che indica un percorso natura, seguendo il sentiero si costeggiano alcune gallerie e trincee risalenti alla prima guerra mondiale, dopo circa 25 minuti di cammino si apre il colle dove sorge il sito. L’amenità del luogo suscita particolare interesse.

Orto Botanico del Monte Corno
Sul versante meridionale del Monte Corno, tra la Malga e il rifugio omonimi è stato realizzato il Giardino Botanico Alpino che attualmente accoglie oltre 350 specie vegetali. Parte di queste piante sono spontanee, altre invece sono state introdotte in seguito ma sono tutte specie provenienti dall’Altopiano o da aree prealpine del circondario. All’interno del parco si sviluppa il percorso espositivo, realizzato nel rispetto dell’ambiente naturale circostante. La zona nella quale si estende il museo all’aperto è di enorme rilevanza geologica e naturalistica, la posizione è assai favorevole poiché facilmente accessibile attraverso un breve percorso a piedi. Il panorama che si ammira è unico nel suo genere ed è caratterizzato dalla presenza di pascoli, malghe, boschi e da una continua evoluzione di fiori che si susseguono nelle varie stagioni creando un turbinio di colori e profumi.
Come raggiungere il luogo
Dal centro di Lusiana, seguire le indicazioni per il Monte Corno, la struttura dista circa 11 chilometri dal paese, lasciata l’auto al parcheggio si percorre la strada asfaltata e poi un breve percorso a piedi.

Valle dei Mulini – Lusiana

I mulini e le loro enormi pale spinte dalla forza motrice dell’acqua, rappresentavano in passato un ingegnoso modo per produrre energia, questa poi serviva ad azionare l’impianto molitorio e, a seconda della funzione, si macinava il granturco, nei pestarini si pestava l’orzo, nei magli si batteva il ferro, nelle segherie veneziane si segava il legno. I mulini fanno parte integrante della nostra tradizione e cultura e sono intrisi nel tessuto rurale delle nostre zone. In particolare lungo la valle del Chiavone i mulini per la macina del grano erano molto diffusi e oggi, dopo alcuni interventi di ripristino, alcuni impianti sono ritornati allo splendore di un tempo ed è possibile vederli in funzione. Questo favoloso percorso-natura attraversa una vallata che passa nel cuore delle contrade contadine ed è affiancato dal torrente Chiavone Bianco; il luogo ha mantenuto pressoché invariato ed integro gli elementi di un’antica tradizione e organizzazione del territorio e delle sue risorse.
L’itinerario
L’itinerario parte dalla contrada Val di Sotto, qui si può visitare il mulino e un antico maglio, si prosegue poi per un caratteristico nucleo di caseggiati tra i quali si scorgono resti di vari mulini e di un forno comunitario. Da questo punto inizia il “saliso”, un sentiero lastricato in sasso, delimitato a tratti da muri a secco che porta fino al Covolo. Il percorso va avanti oltrepassando Val di Sopra, ma da qui è anche possibile raggiungere e seguire il letto del torrente fino a raggiungere le spettacolari sorgenti, questo tratto è consentito ai più allenati, ma vale sicuramente la pena di un sforzo perché vi porterà a scoprire suggestive formazioni calcaree create dal ruscello nel corso degli anni. Continuando dalla Val di Sopra si arriva al punto di arrivo: il Covolo, qui si può visitare l’antichissima chiesetta, il cui impianto originario risale ad un epoca anteriore all’anno mille. Dalla parete a strapiombo è stato ricavato un sentiero interamente nella roccia che può essere utilizzato per il rientro.

Parco del Sojo – Loc. Covolo di Lusiana
Ecco un chiaro esempio di fusione tra natura e scultura contemporanea, questo meraviglioso parco ospita all’interno numerose opere d’arte create da artisti di fama internazionale. L’ambiente è quello fatto da boschi di querce, betulle, faggi, roverelle e carpini, la visita è molto emozionante sia per la bellezza del luogo, che sta proprio sopra la parete del Sojo, sia per le creazioni assai particolari. Indicato soprattutto per i bambini, la visita richiede, con tutta calma, una mezza giornata.
Come raggiungere il luogo
Dal centro di Lusiana prendere la provinciale in direzione Breganze per alcuni chilometri, poco prima di giungere a Velo, in prossimità di un tornante, si dirama una stradina che indica Covolo e Valli di Sopra, la si percorre per qualche chilometro fino alla diramazione verso destra che conduce nel bosco e che sale fino a Covolo. Qui si trova un piccolo piazzale antistante il cimitero dove si può parcheggiare l’auto. Per la visita al parco si consigliano calzature da trekking poiché si cammina in ripidi sentieri nel bosco.

Valle della Covola – Val Frenzela Gallio
La Vallata prende il nome dal torrente Covola che sgorga proprio sotto l’abitato di Gallio, sicuramente il Comune più ricco d’acqua perenne del territorio. Il ruscello scorre lungo la Val Ghiaia fino al Canyon dove prende il nome di Val Frenzela, termine utilizzato raggruppare le tre valli. In passato la zona era ricca di opifici che qui trovavano le materie prime per la concia delle pelli: ossia l’acqua per muovere le ruote delle fabbriche e il tannino che veniva ricavato dalla corteccia di Abete, utilizzato per rendere imputrescibili le pelli. Gli opifici solitamente erano adibiti in parte ad uso produttivo e in parte ad abitazione, nel giro di qualche anno ne nacquero diversi e nel loro insieme diedero vita a delle piccole Contrade. Vennero costruiti anche lavatoi, vasche e tini per le donne che quotidianamente andavano a fare il bucato. L’attività produttiva della concia rimase attiva per secoli fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale dopodichè le fabbriche dovettero essere abbandonate perché furono prese d’assalto dall’esercito italiano che le trasformò in centrali idroelettriche e stazioni di pompaggio. Durante il conflitto la maggior parte degli edifici furono distrutti o parzialmente compromessi, quello che rimane oggi è solo un lieve ricordo dell’attività fiorente di un tempo.
Il Percorso
L’itinerario percorre la Val Frenzela, un’antichissima via che risale al 1200 costruita dal Comune di Gallio per permettere ai carri di raggiungere Valstagna (all’epoca il porto fluviale dei sette comuni). Lo scopo della via era di far transitare tronchi di legno senza dover passare per altri Comuni, precedentemente infatti il legname di Asiago e di Gallio scendeva la Val Vecchia dagli abitanti di Foza fino alla località Fontanella, per poi raggiungere la Brenta condotto dagli abitanti di Valstagna. Quando venne aperta la nuova strada Gallio pretese di trasportare direttamente i legni fino alla Brenta, ciò causò però forti contrasti tra i due Comuni, finchè Asiago aprì nel 1398 la Calà del Sasso. L’intero sentiero della Val Frenzela è tutt’ora percorribile e riscuote enorme interesse naturalistico, dato dalla presenza sempre costante di numerosi flussi d’acqua (cosa rara nell’altopiano) e storico considerate le diverse testimonianze di vita rurale che ci sono rimaste. Il punto di partenza è in prossimità del parco della Fratellanza di Gallio e scende per la Valle della Covola passando tra i resti di lavatoi e opifici fino alla Valle dei Ronchi lungo lo stretto fondovalle. Questo tratto di mulattiera fiancheggia il torrente Covola e attraversa quindi un suggestivo ambiente boschivo particolarmente umido ed ombroso. Il sentiero, solo a tratti ripido, continua a scendere lungo la strada del Buso (percorribile anche in bicicletta) dove si incontra l’omonimo Santuario. Continuando si scende finchè la Valle si restringe drasticamente, caratterizzando la morfologia tipica del Canyon scavato dall’acqua. La veduta sul profondo buco che arriva a superare i 100 metri, sta al confine tra il terrore e la meraviglia. Lo sterrato scende fino a raggiungere la valle del Brenta e risale per il medesimo percorso. Questo itinerario nonostante la bellezza e la particolarità della zona che meriterebbe di sicuro una visita, è piuttosto lungo ed impegnativo, adatto cioè a chi ha una buona preparazione fisica.

Calà del Sasso – Loc. Valstagna – Sasso di Asiago
Nel 1300 gli scambi commerciali nella Valle del Brenta erano ancora assai difficoltosi: la pianura aveva fame di legname che lungo "la Brenta" fluitava fino a Bassano, a Padova e Venezia, l’altopiano necessitava invece di sabbia, sale e farina. Per Valstagna il taglio e la discesa dei tronchi a valle detto "menada" erano l’unica fonte di reddito. Era l’anno 1398 quando, sotto la signoria di Gian Galeazzo Visconti, primo duca di Milano, fu resa percorribile la valle del Sasso (dall’omonima località), che costituiva la via più breve per scendere nel Canale dall’Altopiano di Asiago. Ne risultò una lunghissima scalinata, scavata nella roccia, che superava i settecento metri di dislivello della valle con 4444 gradini in pietra, fiancheggiati da una canaletta selciata concava per la quale venivano divallati i tronchi.
Il Percorso
Dalla località Lebo, all’altezza del secondo tornante della strada per Foza, le tabelle indicano l’Altavia del Tabacco e il sentiero 778; qui inizia una carrareccia che si addentra lungo il torrente Frenzela. Il percorso, in leggera salita, corre tra pareti di roccia da una parte e il torrente in secca dall’altra, regolato da numerose briglie di cemento, inoltrandosi nella Val Frenzela. Attraversato il torrente, ci portiamo sulla destra idrografica e in breve raggiungiamo la località Fonte Bessele, dove un tabellone illustrativo presenta le caratteristiche e le origini storiche della Calà del Sasso. Il sentiero con i suoi gradini inizia subito a salire in mezzo ad un bosco misto di aceri, faggi, saliconi, carpini, maggiociondoli e noccioli. Incontriamo sulla sinistra la deviazione per L’Altavia del Tabacco e, poco dopo, sulla destra, un abbeveratoio . Continuiamo in una stretta valle e raggiungiamo sulla destra la deviazione per Contrada Mori-Sasso (segnavia 778B). La valle si stringe in una specie di canyon con nicchie di erosione e con un tratto attrezzato con una corda d’acciaio, per evitare di scivolare, ma privo di problemi. In breve, incontriamo una grotta con alcune immagini sacre. Proseguiamo con il solco del torrente alla nostra sinistra fino ad un’altra curva, dove si trova Capitello dedicato a S. Antonio (1 ora e 3 minuti). Una serie di tornanti ci fa guadagnare velocemente quota e ci avvicina all’ultimo tratto che ritorna scivoloso. Siamo quasi all’uscita, scorgiamo in alto a sinistra il cimitero di Sasso. Usciamo all’aperto in un prato con tabelle e panche e qui termina la Calà del Sasso. Poco più avanti la mulattiera si collega alla strada asfaltata Asiago-Sasso. Per il ritorno ripercorriamo la stessa via dell’andata fino al parcheggio.

2015-07-09T00:40:39+00:00